Ok, vediamo

Se poi pensiamo anche di fuggire, da Alcatraz... allora siamo in tempo per farlo.
Sì, la fuga è esattamente quello che sto per fare.
Cazzi Miei
mercoledì, febbraio 4, 2009 at 11:27AM 
Se poi pensiamo anche di fuggire, da Alcatraz... allora siamo in tempo per farlo.
Sì, la fuga è esattamente quello che sto per fare.
Cazzi Miei
mercoledì, febbraio 4, 2009 at 11:27AM Il Milan perde e Sky deve costare di più. Per forza. Perdono anche i quotidiani nelle vendite ogni giorno figuriamoci se non perde Mediaset con le solite cariatidi in Tv.
Qualche modo, per rientrare, lo si doveva trovare.
Del resto che sarà mai per chi fattura milioni e milioni e può permettersi il lusso di pagare un canone maggiorato per vedere il canale del Gambero Rosso, o Albinoleffe-channel oppure Red Tv? Che si paghi, dunque.
I giornalisti si stracciano le vesti per quanto sta accadendo a Sky e fanno endorsement contro il Cavaliere. Lui, per tutta risposta, minaccia: chi saranno i prossimi ad avere adeguamenti Iva visto che l’editoria paga solo il 4%?
A via Solferino tremano. E Tremonti e Sacconi non perdono un momento per gettare benzina sul fuoco. Anche Bill Gates, impietosito per le sorti del mondo (o delle sue aziende che non fatturano più tanto perché la gente non ha un dollaro da spendere?) ha detto che i ricchi devono pagare più tasse. E il nostro Premier, puntuale, conferma. Per lui i ricchi sono il ceto medio, quello che guarda Sky. Gli altri, quelli al di sotto, sono dei poveracci ai quali dare 40 euro al mese. Quelli al di sopra, viceversa, sono persone dell’altro mondo che mai e poi mai possono scendere a patti con il popolino. Tanto le tasse che gli si aumentano - vedi il caso di Murdoch - sempre in culo a chi andranno a finire?
Ma bisogna restare ottimisti, dice. Dunque, seguendo tutto alla lettera, comunico il mio Iban al Cavaliere, il quale ottimisticamente dovrebbe farmi un bel versamento: prometto che spenderò tutto, fino all’ultimo centesimo.
Eccolo: IT 7N 02853 003181 00000004793
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 07/12/2008)
Anti-Establishment
mercoledì, dicembre 10, 2008 at 02:52PM No, di Luxuria non parlo. Della rinascita di Rifondazione Comunista attraverso il percorso transessuale nemmeno. Così come non parlo del fatto che gli italiani abbiano preferito vedere l’Isola dei Famosi piuttosto che Porta a Porta, con tanto di intenti chirurgici estetici da parte di Bruno Vespa.
Non parlo del Cucù di Berlusconi né degli stracci della Royal in Francia né di quelli che volano a casa nostra, nel più grande democrack de’ noantri tra Veltroni e D’Alema.
Non parlo di Lilli Gruber che vuole fare le scarpe a Piroso né di Eluana che se ne è detto già troppo. Figuriamoci se parlo di Villari o di Pansa che smerda Curzi nella fossa o della Moratti che smerda Biagi nello stesso posto.
Non parlo della coda alla vaccinara di Di Carlo né del nuovo asse Sarkozy-Merkel che fa venire il voltastomaco solo a pensarci.
Non parlo di Napolitano che si lancia contro Hamas e Teheran mentre Gramsci convertito si rivolta nella tomba.
Non parlo del nonno fascista della Granbassi né del fioretto a distanza tra Travaglio e Facci e non parlo neanche del silenzio di Fini sulla omissione del Cavaliere pronto a varare il progetto del nuovo partito senza neanche invitarlo alla cerimonia.
Dunque, se non parlo di tutto questo, figuriamoci se parlo di Obama che continua a promettere la moltiplicazione dei pani e dei pesci senza avere neanche una triglia o un pagnotta in mano. Di Alitalia per carità, della Cgil pure e di Brunetta neanche sotto tortura.
Vorrei parlare di politica, di quella vera, invece.
Da dove comincio?
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 30/11/2008)
Anti-Establishment
giovedì, dicembre 4, 2008 at 10:59AM Dal poltronone di Crozza a quello di Villari, da quello di Zavoli a quello di Veltroni al quale stanno tagliando le gambe una a una. Dalla platea di poltrone del Governo Ombra a quelle dei salotti televisivi, da quelle dei telegiornali a quelle dei posti fissi settore pubblico, tutti indistintamente vogliono tenere il culo al caldo.
Con o senza portafoglio, con o senza uscieri, con o senza stipendio, la poltrona di regale memoria è diventata il nuovo scettro del potere. E non può essere altrimenti. In questo momento di gioco della scopa, con il manico sempre nel didietro dei milioni di italiani, a ogni giro di Valter c’è Berlusconi che non solo fa cucù ma spegne addirittura la luce, e a rimanere in piedi non ci tiene nessuno.
La poltrona è diventata insomma un nuovo simbolo fallico, pelle finta o pelle umana non importa, viagra o al naturale nemmeno, purché di cadrega si tratti. Una volta avevano un foro al centro, le poltrone, e mentre si riceveva, a coorte, si poteva anche defecare senza dare troppo nell’occhio: al massimo si dava “al naso”.
Ora, al di là del fatto che la puzza di questo regime la sentono tutti, ma proprio tutti, nel raggio di un kilometro dal Parlamento e altri palazzi vari e avariati, è soprattutto vero che, seduti qui o lì, per poco tempo o vita natural durante, sempre merda tirano fuori dalle poltrone.
Eppure il vero colpo di magia, per una volta almeno, saranno gli italiani stessi a farlo. Sono lì, famelici e abulimici, ad aspettare qualche briciola di taglio delle tasse, del fisco, di posticipazione di anticipi Irpef. Il governo spera di far ripartire l’economia, invece non appena arriveranno gli agevolamenti - se arriveranno - gli italiani li faranno sparire in un baleno. Per pagare i propri debiti regressi.
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 23/11/2008)
Anti-Establishment
mercoledì, novembre 26, 2008 at 04:36PM Cosa investono a fare sulle autostrade italiane? Forse per far spostare meglio i clandestini che continuano a sbarcare a Lampedusa?
A vedere dai poderosi piani di salvataggio dell’economia del governo in carica, infatti, pare che gli italiani non vedano l’ora (e abbiano la possibilità) di tornare a viaggiare sulle autostrade. E dunque di comperare automobili e benzina. Non si interviene sul costo del pane né sulle famiglie in crisi, infatti, ma si sostiene il settore delle auto - fabbricate in Polonia - e i suoi derivati come, appunto, le autostrade.
Forse torneremo a frequentarle, dunque - dopo che per anni erano state una sorta di luna park con biglietto d’ingresso invece che un servizio pubblico - ma in calesse, ovviamente. Che del resto non abbiamo un euro per andare avanti neanche a piedi, altro che autostrade.
Se il costo dei biglietti dei treni sono in aumento e i voli tutti cancellati, ecco pronto il piano di rilancio per il trasporto su gomma: tariffe ridotte e investimenti certi, per permettere alle persone di spostarsi più facilmente da un posto all’altro dell’Italia senza dover fare i conti con il fronte del No.
Fino a ora si poteva almeno sperare in qualche incidente dal vivo - una sorte di morte in diretta - o anche un omicidio, dalle parti di Badia al Pino. Ma il punto è lo spostamento: andare dove?
Al Sud è inutile andare almeno fino a quando non completeranno il ponte sullo Stretto – per non parlare della Salerno-Reggio Calabria. La parte adriatica è da evitare che ormai i barboni li bruciano, e siccome la gente, piano piano, verso la vita da clochard si sta orientando, è meglio girare alla larga. Al NordEst fora i romani dal Veneto; al NordOvest fuori tutti almeno finché non si fa la Tav, ma una domanda, su tutte, sorge spontanea: spostarsi per fare cosa? E non è solo per i Camogli all’Autogrill che sono diventati oggetti da gioielleria, il punto è sempre la partenza, anzi prima: il carburante, nel serbatoio, chi lo paga?
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 16/11/2008)
Anti-Establishment
mercoledì, novembre 19, 2008 at 03:05PM