Entries in Trasparenze (12)

1:57PM

Archiviazione dei miei libri (e del resto)

Urge fare ordine. Per poter impostare un metodo. 

Inizio ad avere molto materiale, materiale di lavoro, s’intende. Più di quanto possano contenerlo la casa numero 1 e la casa numero 2, che è molto più grande. Il punto è che accumulo. Costantemente. E senza possibilità di invertire la rotta. Mese dopo mese anzi, giorno dopo giorno, si accumulano tutti i materiali che mi servono per lavorare (e per respirare, insomma per vivere). Sostanzialmente si accumulano libri, riviste, manoscritti e articoli. Con molta probabilità, a meno di cose difficili da prevedere, tale accumulo aumenterà costantemente.

Ma il punto non è tanto lo spazio, anche se a un certo punto, per forza di cose, visto che non siamo in ordine di finanza creativa… l’accumulo infinito in uno spazio che invece è finito, non potrà che collassare. Il punto, piuttosto, è il fatto di come ordinare le cose e ancora più importante, di come ritrovarle.

Beninteso, la parte fisica della cosa deve essere organizzata meglio. Non ho più librerie. Qualche parete e anfratti di case ancora liberi invece sì. Non ho più spazio sulle varie scrivanie sparse (6, per la precisione) sui divani, sui tappeti, sui tavolini e su ogni cosa che abbia la parvenza di poter sostenere pile di libri e fogli e appunti e giornali. Tutto occupato, per non parlare di una decina di monitor, di computer, di mixer e microfoni e cuffie e matasse di cavi…

Ma la cosa fondamentale è la possibilità di ricercare. Non tanto per titoli, che la cosa può essere piuttosto semplice in fin dei conti, quanto per argomenti. Questo il punto.

La funzione che mi serve, che devo inventare, è quella che mi consenta, mentre leggo, studio, archivio eccetera, di poter fissare degli elementi in grado poi, in seguito, di poter tirare fuori quanto mi serve alla bisogna.

Una sorta di “sort of”. Insomma devo trovare un sistema per archiviare tutti i titoli, gli autori, gli argomenti, le citazioni e le parole chiave del materiale che accumulo ogni giorno, che sia soprattutto di cose tangibili oppure di cose in formato digitale (video, audio, testi, foto, notizie…).

Ci sto pensando. Urge pensarci rapidamente.

Avete suggerimenti?

2:00PM

Cialtronismi vari

Qualche tempo fa mi hanno dato del cialtrone. Non è che me l’abbiano detto, per precisare. Né in faccia né per interposta persona. Molto più semplicisticamente una aspirante collaboratrice de La Voce del Ribelle ha aperto il suo blog e ha scritto che sono un cialtrone. A dire il vero ha scritto anche che ho un tono esteticamente dimesso, sebbene con l’occhietto vispo - prosegue il testo - che tradisce l’inconfessata ambizione. Ha scritto anche che porto le valigie a Massimo Fini. Insomma mancava solo che avesse scritto che quel giorno non avevo fatto bene la barba e che mi puzzava l’alito e poi avrebbe dovuto almeno vantarsi di aver passato una notte con me per conoscermi così bene. Io, francamente, non ricordo di averla portata né al cinema né a letto.

Opinioni, pertanto. Supposizioni, più che altro.

Il fatto - c’è sempre un fatto: azione-reazione - è invece che ero (e sono) reo di non averla richiamata (mi aveva lasciato un numero di telefono per la bisogna) per offrirle una collaborazione alla rivista. Temo peraltro che non lo farò neanche in futuro. Dal che probabilmente dovrò aspettarmi qualche altra descrizione, ma fa niente.

Ora, la cosa in sé è irrilevante. Dovesse avere rilievo ogni cosa che chiunque si sveglia la mattina pensa e scrive sul proprio blog, fossero anche ingiurie (peraltro dimostrando di non conoscere le più elementari regole del giornalismo pur volendo approcciare alla professione) starei fresco. Il tempo è talmente poco che se uno ha un minimo di proprio cosmo di valori, certamente relega la cosa alla marginalità.

Ma il punto, in generale, è però affascinante. Perché svela una parte della natura umana ben precisa.

È la natura dell’aspirante collaboratore. E più in generale di quelli che vogliono fare la guerra. E che vogliono farla dal punto di vista intellettuale. Mai che si fosse offerto un armigero, per fare la guerra. Solo intellettuali. E sia. Siamo in un Paese che evidentemente è colmo di intellettuali. O che almeno si credono tali.

L’aspirante collaboratore si divide in due categorie con relative sottocategorie. Più qualche bonus di differenza, che è però affatto marginale. Delle varie categorie parleremo in un secondo momento (sto preparando una casistica curiosa).

Per ora, invece, una delle cose più complesse da capire, evidentemente, è la differenza di rapporti. Mi spiego: il mio è per forza di cose un rapporto uno a molti. Nel senso che tutte le proposte che arrivano passano da me. Il che significa dover vagliare una per una le proposte, e siccome non ho il dono dell’ubiquità, necessariamente una segue l’altra, e poi l’altra e poi l’altra ancora. Ma ovviamente non tutte insieme. E non per tutto il giorno. E qui, a quanto pare, si scatena l’odio.

Perché l’aspirante collaboratore si aspetta invece un rapporto uno a uno. Anzi lo pretende. E si scandalizza, quando non si offende proprio, se non riceve un feedback immediato almeno quanto l’invio della sua proposta.

Ora, chiunque abbia avuto a che fare con una redazione può rendersi conto della quantità di sollecitazioni che si ricevono, e che richiedono attenzione.

Nel casino - che di questo si tratta - ci vuole dunque metodo. 

Ora vi dico il mio, di metodo. Poi (in una terza circostanza) scriverò un piccolo decalogo per centrare il punto, ovvero cosa mi aspetterei di ricevere.

Ma partiamo dal metodo, dicevo.

Il metodo presuppone un obiettivo (come dovrebbe essere per tutti i metodi). Il mio obiettivo è pubblicare l’articolo. E pertanto capire rapidamente cosa mi stanno proponendo. Ovvero il tema e la chiave di lettura con la quale pensano di affrontarlo. Quindi devo capire se chi mi sta proponendo il tema è potenzialmente in grado di trattarlo secondo alcuni standard che ci siamo posti in redazione. Giornalistici, stilistici, professionali. Infine, devo capire chi mi sta proponendo cosa. 

La procedura si esplica andando per esclusione. E il motivo è semplice. Siccome non è facile trovare un tema adatto ed è ancora più difficile trovarlo affrontato secondo gli standard che ci siamo posti, per la legge dei grandi numeri è evidente che l’eccellenza rappresenti la minoranza. Al tempo stesso però, e per fortuna, la scrematura diventa piuttosto semplice. Qualcuno sostiene che più che semplice io utilizzi una procedura semplicistica. Può darsi, anche se non credo. Ma il punto centrale è un altro: tale scrematura è indispensabile. Per chi fa un mestiere come il mio. E deve far uscire un giornale nei tempi prestabiliti.

Ultima premessa e poi passiamo a qualche caso paradigmatico (a mio avviso paradigmatico anche di molte altre cose, come per esempio l’educazione, lo stato della nostra educazione scolastica, la antropologia stessa dell’attualità eccetera eccetera). Ultima premessa, dicevo: noi cerchiamo notizie. Così abbiamo scritto chiaramente sul sito. Cerchiamo notizie, argomenti. E chi sia in grado di metterle in forma secondo la chiave di lettura del nostro giornale.

E ora veniamo a noi.

La prima tipologia dell’aspirante collaboratore è quella che io chiamo dell’ideologo-presuntuoso.

È una figura particolare: non si è premurato di informarsi su ciò che noi stiamo cercando, ma al tempo stesso è convinto fermamente della capacità delle sue analisi, che queste non solo vadano bene per essere pubblicate sul nostro giornale, ma che la cosa gli sia dovuta in virtù dei suoi innegabili meriti (occulti). Non solo: abituato evidentemente a ricevere rifiuti, il nostro ideologo si è convinto di essere vittima di un complotto demo-pluto-massonico-giudaico da parte di tutti i direttori del mondo. Del quale io entro a far parte appena passato un quarto d’ora dall’invio della sua proposta senza che mi sia degnato non solo di approvargliela, ma addirittura abbia cambiato appositamente timone del giornale, direzione editoriale del numero e abbia fatto un comunicato stampa sull’intero globo terraqueo per far sapere al mondo che sul prossimo numero del giornale ci sarebbe stato un suo articolo.

Uno stralcio di richiesta tipo del collaboratore-ideologo è il seguente: “…lo scrivente si reputa adatto a collaborare con il vostro giornale in quanto già autore del saggio sulla “eterodossia manualistica della relazione politica dal medioevo al processo di Norimberga”, come voi sicuramente sapete…”

Ma ce ne sono molte altre, di tipologie di aspiranti collaboratori. Le vedremo prossimamente


Ah, dimenticavo: l’aspirante collaboratrice di cui sopra, quella che mi ha dato del cialtrone a suo tempo, non si è premurata di indagare - tanto per avere uno straccio di verifica di quanto andava scrivendo - in merito al contenuto di ciò che ha definito essere il “bagaglio di Fini”, che io stavo trascinando. Ebbene, non si trattava del bagaglio di Fini. Ma del mio personale. Contenente, tra le altre cose, alcune copie della rivista che stavo andando a presentare di lì a poco. Ah, giornalisti…

 

 

Oggi non più di quattro ore. Posso fare meglio.

11:50AM

Ipotesi di libertà (stiamo lavorando per questo)

Insomma la cosa dovrebbe portare alla libertà e prende le mosse, ovviamente, dal concetto di schiavitù.

Lavoriamo mediamente cinque giorni la settimana su sette (quando non di più), per cinquanta settimane l’anno su cinquantadue: è evidente che la cosa sia squilibrata (ancora di più se fate un calcolo preciso in base agli anni di vita che possiamo aspettarci e a quanti di questi passiamo a lavorare rispetto al vivere - fatelo voi, sto calcolo, ne vale la pena per prendere coscienza dell’aberrazione della cosa, che per me è troppo lavoro farlo - per non parlare del fatto che in realtà non possiamo aspettarci un cazzo, oppure tutto, ed è lo stesso e dovrebbe già cambiare la prospettiva di ognuno di noi).

Comunque.

È evidente anche che la cosa sia ingiusta: a meno che non si considerino corrette le minchiate relative al peccato originale o a tutte le stronzate che cercano di inculcarci in testa dalla rivoluzione industriale (che ci sta facendo letteralmente scoppiare le esistenze) ai giorni nostri.

Per non parlare delle stronzate mostruose secondo le quali, in ordine sparso, ogni tanto si sente dire che “siamo nati per lavorare” e che “il lavoro nobilita l’uomo”. Nell’ordine: per quanto attiene il primo caso, se non bastasse l’adagio romano “mica l’ho inchiodato io alla croce Cristo”, basta considerare che essere stati messi al mondo per lavorare e basta sarebbe una vera e propria bestemmia (vogliamo dire almeno fifty-fifty tra lavorare e godere della vita?); per quanto attiene al secondo caso, poi, è vero esattamente il contrario: il lavoro non nobilita affatto l’uomo, tanto che i nobili, infatti, erano tali proprio perché non lavoravamo (a lavorare erano gli altri, gli schiavi, appunto…).

Ergo, sgombrato il campo da queste stronzate, e fatto un po’ di lavoro culturale per eliminare il concetto di differenza tra “colui che è” rispetto al concetto di “colui che ha”, si può ovviamente partire dall’assunto che lavorare una vita per possedere oggetti è la cosa più squallida, inutile e ingiusta che si possa attuare nella sola vita che abbiamo. Non è una prova generale né una partita di un campionato lungo. La vita è una finale secca di Coppa dei Campioni. Senza supplementari. Senza partita di ritorno.
Decidere come giocarsi la partita, è in realtà il tutto che possiamo fare sperando che l’arbitro, o il Moggi di turno, non c’inculi.

Per non farsi sodomizzare, però, c’è bisogno di una tattica un po’ più delicata del camminare rasente i muri. C’è bisogno, soprattutto, di non farsi somministrare a forza degli anestetici mentre appunto ce lo infilano nel culo.

E qui, in questo, arriviamo a bomba su quanto faremo. (Per capire il processo nei minimi dettagli, che ha portato alla decisione che spiegherò in seguito, naturalmente ci vuole qualche anno di studi giusti, un ambiente fecondo intorno, e una discreta dose di coraggio: magari ne parleremo più in là).

Per ora questo: oggi lascio un contratto giornalistico - articolo 1, per intenderci, per chi conosce la cosa ed è ancora alla disperata ricerca di un posto fisso del genere inchiodato al desk di qualche redazione - con tutti i cazzi e gli stramazzi, undici anni di servizio a oggi, con tutti gli scatti, la Casagit, le ferie pagate e i superminimi eccetera eccetera eccetera, per ritrovare la libertà.

Insomma, tolgo lavoro e aggiungo vita. Ed è tutto. 

(passo passo vi spiego come eh, stay tuned)

UPDATE: mi fanno notare che devo una precisazione. Io sto dando le dimissioni, non si tratta di un licenziamento o scivoli o cose del genere. Si tratta di qualcosa che ho espresso all’editore così: “non ho più stimoli a fare questo lavoro. voglio cambiare la mia vita”. Ecco.

12:37PM

Ripartiamo da qui

valegiugen1.jpg

E se ce la fai, Giù, guardami un po’ le spalle ok?

giugenconfabula.jpg 

5:19PM

Che la terra ti sia lieve

Oggi Steppenwolf piange il suo amico Giuliano.

2:55PM

Raddoppio in due anni. E quest'anno, poi...

Insomma, il risultato è questo: in due anni, ovvero 24 mesi, il capitale investito all’inizio si è esattamente - esattamente - raddoppiato.

Questo per chi ha seguito i vari atti di ribellione messi in opera da un po’ di tempo in qua. Per gli scettici, per gli “ma allora tutti farebbero così, dunque visto che non lo fanno significa che è impossibile”, per chi alzava il sopracciglio sinistro quando ne parlavo…

E a chi ancora oggi, mi chiede “ma allora perché non fai solo questo e basta?”… la risposta è sempre la stessa: perché nella vita, se hai qualcosa dentro, se uno scopo lo senti, o un demone ti spinge, ebbene fare soldi è l’ultima cosa che ti interessi. Ergo, avanti adagio. (adagio? il 100% in due anni? Ovvero il 50% all’anno vi sembra adagio?).

Ecco.

Per tutti gli altri, per quelli che della scommessa collettiva se ne fottono, dico solo che ho passato - sto passando - i primi giorni dell’anno a fare strategie e piani industriali, a fare scalette di azioni da compiere, a ri-disegnare alcune cose e a inventarne altre del tutto nuove. Insomma, le mie scrivanie, i divani, i bordi del caminetto, le sedie le poltrone e buona parte dei gradini delle scale, sono pieni di appunti e libri, bozze e ipotesi, intuizioni e sogni. Vediamo che succede.

2:14PM

Vatti a fidare...

Partiamo da un presupposto che voglio ricordare a me per primo, come viatico (e calmiere) per quello che sto per scrivere: solo chi fa qualcosa può sbagliare.

Allora, arriva un ragazzo in redazione e si propone come tecnico audio. Perfetto, mi dico, un ragazzo che ha bisogno di lavoro e peraltro si propone per fare uno stage gratis. Dunque pieno di buona volontà. E siccome la buona volontà, a mio avviso va premiata, gli dico che non solo può fare lo stage, ma che addirittura voglio pagare il suo lavoro, ricordandomi di quando una quindicina di anni fa ero io dall'altra parte e facevo stage nelle redazioni dove non mi rimborsavano neanche il caffé, neanche quando andavo a comperarlo per quella redazione frustrata e insonnolita che mi trovavo di fronte.

Comunque. Arruolato e seguito per un mesetto - il ragazzo vuole imparare, è sveglio e molto motivato - si decide di provare a levargli il biberon di bocca, e di farlo camminare, per una cosetta facile facile... con le sue gambe.

Risultato: una playlist di due ore con nuovi brani inseriti e tutti - tutti - i bianchi relativi alla puntata della settimana precedente. Il tutto con un effetto radiofonico schizofrenico.

Ora: il lavoro di tecnico audio in radio non è difficile, è laborioso. Non richiede grandi doti intellettuali, richiede precisione.

Io di quella ho bisogno, di precisione. E di responsabilità.

Che famo? 

1:35PM

Outing: l'assenza necessaria

No, non sono gay, anche se ora va di moda fare outing del genere per cercare di avere successo. 

Molto semplicemente. Molto più complessamente: il "sistema" - me - ha avuto bisogno di un reboot.

Negli ultimi due anni sono successe troppe cose, troppo insieme, per un eterno adolescente quale ero stato fino a quel momento. Insomma sei sette sberle forti - inferte e auto-inferte - da farmi girare come un "calci in culo" su me stesso prima di lasciarmi tramortito per qualche mese.

Ho dovuto epurare definitivamente una storia maledetta con una bellissima incapace puttana che mi portavo dietro come una maledizione dal tempo della scuola. Ho subito un lutto molto grave, direi "il" lutto per eccellenza cui sono condannati tutti i figli. Ho mandato affanculo un progetto editoriale - direttore incluso - che mentre dichiarava di votarsi alla onestà intellettuale si prostituiva per un finanziamento da Bar dello Sport con bonus una cassa di chinotto. Come tutti i direttori frustrati che si rispettino, il tizio che dirigeva la baracca (corte inclusa) non ha perso occasione per diramare comunicati al vetriolo, sussurrati nelle telefonate intercettate, nei salotti di quart'ordine di scellerate puttanelle in odore di segretariati, di redattori alle dipendenze di editori e Cda e purtroppo, anche negli studi di qualche ottimo professionista che avevo avuto modo di conoscere nell'ambiente. Mai, dico mai, direttamente con il sottoscritto. E non è un caso.

Troppo forte l'astio nei confronti di chi opera scelta di libertà da parte di chi passa una vita imbrigliato. 

Fortuna che dove c'è ciò che ferisce cresce anche ciò che guarisce. Fortuna di aver avuto persone nobili intorno. E fortuna e cura della solitudine e di una stella vera e buona - Masha - a illuminare le mie notti più infeconde, ebbene a un certo punto, l'orgasmo della vita è tornato forte come non mai.

L'assenza da queste pagine è stata corrisposta da grande presenza a me. Ed è il caso necessariamente di evitare ancora questa dicotomia sterile tornando a frequentare questo foglio bianco di dialogo con voi, voi duecento differenti che malgrado l'assenza, leggo dai dati del blog, avete continuato a frequentare questa steppa.

Nel frattempo ho preso parte all'esperienza di Movimento Zero (poi sospeso) come presidente del Gruppo di Roma, fondato una Casa Editrice, una WebRadio e un Giornale On-line, conosciuto moltitudini di persone, ricevuto delusione dai due terzi di loro, ma creato un gruppo solido - una comunità? - di vino e lavoro, di post e adolescenza, di isterie e affetti che fanno parte di quella parte migliore degli ultimi due anni.

Ora si cambia casa. Fisicamente e psicologicamente. Cambiano gli studi di RaZ. Tornano le letture notturne.

E torno a credere, malgrado tutto, che forse un giorno riprenderò in mano quel romanzo lasciato a metà. 

 

2:27PM

RadioAlzoZero vola a 4.500.000 contatti

È un anno e mezzo che spingiamo a tutta. E finalmente i conti iniziano a tornare.  

Allora, tra pagine viste, dirette e indirette, tra podcast scaricati ecc...

a novembre 2006 RadioAlzoZero ha totalizzato poco meno di 4.500.000 di contatti.

Quattromilionicinquecentomilaerottti... con un incremento costante, da settembre a oggi, del 30% mensile! E dicembre... vedremo a giorni.

Devo dire grazie a tante persone, tantissime. E a tutti i nostri ascoltatori/visitatori.

Troppa emozione. Tutta insieme.

E una curiosità: da settembre a oggi, per quanto sono stato a testa bassa a lavorare, non mi ero più ricordato di andare a vedere le stats del server... sì ok, avevo visto l'interesse crescere, la classifica di iTunes (grazie Mario!) metterci al quinto posto nella sezione News e Politica ma... non mi aspettavo tanto. Non così in fretta.

Che la festa inizi davvero, e che i media liberi della blogosfera prosperino!

 

10:41AM

Prima candelina (quasi...)

RadioAlzoZero sta per compiere un anno. E la cosa mette un po’ in soggezione, vi assicuro. Sto facendo i conti – non economici, sia chiaro. Sto facendo i conti di quante centinaia di ore di trasmissione abbiamo realizzato in questo periodo, sto cercando di mettere insieme tutti le persone che ci hanno lavorato con lo spirito collaborativo che ha tenuto insieme una redazione di decine di ragazzi e ragazze. Sto contando quanti di voi ci hanno seguito, scritto, supportato. E la soggezione deriva principalmente da un fatto. Questo: l’essere riusciti, grazie a voi, a realizzare una cosa “nata dal basso”, ovvero senza alcun “protettorato” politico né economico (sicuri che tutti capiranno...), l’aver potuto fare, in pratica, ciò che più ci piaceva. L’aver potuto dare la possibilità a tutti di esprimersi senza pelose supervisioni editoriali volte al conseguimento di alcun profitto ricercato, programmato, perseguito; l’aver realizzato uno spazio libero di espressione. Il che è emozionante.
Nel frattempo è nato il fratellino di Raz, che sta seguendo la stessa strada. E che sta crescendo a vista d’occhio, ovviamente, sempre grazie a voi.

Tra poco renderò note tutte le “cifre” di Raz, intanto sto preparando un “tagliando perché i vestiti iniziano proprio a stare stretti”, e ovviamente, come al solito, tutti voi in modo uguale, comunitario e partecipativo, sarete i principali attori di questo cambiamento.

Vorrei dire grazie, uno a uno, a tutti quanti.

Lo faccio in modo comunitario, come al solito.

Avete realizzato una comunità veramente particolare.

E il vivaio cresce, e la casa pure.

Saprete presto, vedrete.

Ciao,
stay tuned.