Entries in Trascendenze (23)

10:17AM

Polvere e silenzio

E aria pura. Stavolta ho riscoperto i sentieri e gli alberi, e un lago all’orizzonte. I single track mi attraggono infinitamente. Metafora di vita, della mia, a pensarci bene. Era tanto tempo che non mi allontanavo dal traffico e dal mondo assordante.

Sono i colori più belli questi. L’autunno è senza ombra di dubbio la mia stagione. Solo rumore di ruote che scorrono e rami schiacciati e foglie e respiro appena affannato. E odore di tundra lì nel bosco. Transizione stagionale, ancora una volta… e mente finalmente sgombra, per qualche ora, almeno, prima di tornare indietro nella grotta a fare il nuovo piano di lavoro.

2:50PM

Karen, Pearl Jam, ritrovarsi

Capita. Che senta il bisogno del tempo del nulla. Silenzio solitudine e nido per ritrovare le forze. La convinzione.

Oggi mi è arrivato il reportage dalla Birmania, sul popolo Karen, del nostro inviato. Uscirà sul prossimo numero della rivista. È straordinario. Toccante. 

E una foto incredibile proprio da lì. E ho ascoltato il nuovo brano Just Breathe dei Pearl Jam.

Immagine e musica. Senza parole. Trascendenza.

(Copyright La Voce del Ribelle - Riproduzione vietata)

 

 

11:28AM

Serenità: via svincolo e perdita

Sì, la serenità. Capisco, eccome. La vorrei anche io, ma credo che nel mio caso si debba passare prima dal desiderio, dalla passione per qualcosa, indi, nel farla (non già nell’averla fatta, ma proprio nel farla) la serenità.

Da cui la partita. Il gioco è questo: riuscire a svincolarsi ora, che più si va avanti più difficile diventa. Dunque, fare uno sforzo per svincolarsi ora da parecchie cose - malgrado ci siano vincoli già pesanti, tipo un mutuo da 2000 euro al mese sulle spalle e qualche altra cosa ancora più vincolante - per ottenere una cosa sola: sedersi al tavolo di una nuova partita, una nuova scommessa.

Insomma, credo di poter faro altro nella vita rispetto a quello che faccio (con successo) adesso. Il punto è che quello che faccio adesso mi sta sulle palle. Ora, seguo questa strada piatta e scorrevole e sicura (sicura?) oppure provo a perdermi per trovare qualcosa di nuovo e bello?

(Se non ti perdi, non puoi trovare cose nuove, che le cose nuove e già udite si trovano solo dove la gente sa di poterle trovare. Per trovare quelle inaudite invece ti devi perdere, devi trovarle dove nessuno pensa possano essere)

Ecco. La partita si gioca sullo “svincolo” (Ndr). Sul coraggio di svincolarsi. Si deve essere un po’ pirati, un po’ folli. Si deve essere (quasi) eroi. Assolutamente.
1:44PM

Blvd of Life in SFO

I. Free

Sei sudato e ti fa male un piede che la borsa con migliaia di dollari spesi dentro in cd e magliette è ora di buttarla per terra. O buttarla via. Ed è ora di comperare le infradito anche se fa freddo e sopra c’hai la felpa col cappuccio e il disegno d’Alcatraz che sta poco più in là, vista mare, foche e balene e confort e vista su tutta la città che mamma mia quanto è bella. Meglio sedersi. Sedersi a guardare quelli che passano. Tutti, anche quello con la maglia dell’Italia che vive in periferia in una di quelle case di legno che hai visto venendo qui. Nike town di là, Apple Center sull’angolo, Bloomingsdale di fronte e spalle a Embarcadero. Tutta merda. Tutto inutile. Il più libero è quello lì che sfreccia in market street con il mantello di Superman, come fosse uno spolverino bianco ghiaccio. Uno uguale a un altro non ce ne è. E non perché sia la città più frocia del mondo. È che sono tutti non strutturati. Senza la rincorsa della storia che non hanno. Senza il modello di way of life che non adottano - loro che ci sono dentro, heroes… - cosa dovrebbero strutturarsi a fare nella città più libera del mondo? Sai noi che sforzo, invece? Noi di là, noi così uguali tutti uguali che guai a non avere i codici d’ingresso per la metro, per l’ufficio, per l’aperitivo e la cena la sera. Ti può capitare anche di scendere dal treno se non li hai, no?

II. Mother Died

Lì ho sognato che stavo sognando di non riuscire a chiudere la bara di mia madre. O forse l’avevo sognato la notte prima, così, tra un veglia e l’altra che il jet lag è sempre un po’ complesso. Quando ci si mette di mezzo il fatto che gli altri, tutti gli altri dormono mentre tu sei sveglio che tanto sono al di là dell’Atlantico, o del Pacifico, se per caso ti va di fare il giro lungo che poi tanto torni sempre lì. E insomma sei solo. In silenzio in mezzo al casino di una città che transuma da una collina all’altra e tanto nessuno ti chiama né ti sente anche se ti metti a strillare. Che per strillare strillano tutti. Chi di crack, chi di Soma, chi di schiuma di rabbia e chi fa sponda di miseria da una parte all’altra del Bart. Dunque il silenzio, per cui. Anche perché il silenzio cell’hanno tutti dentro alle cuffie bianche come fossero fili di eroina che si ficcano nelle orecchie sopra alle biciclette single speed condotte a mano vagone per vagone. Tom Waits è di qui. Ma qui non ha mai suonato né suonerà. Di là, altrove, ovunque sì, ma non qui. Do not disturb creative quite.

III. NoWhere EveryWhere

Prima volta. Giuro. Prima volta da anni in cui sono in un posto senza la voglia di essere altrove. Traffico a piedi ok, semafori da centometristi, ma mi rendo conto che l’unica cosa a seguirmi è la mia ombra. E va benissimo così. Va alla mia precisa velocità. Non supera, non spinge, non urta. Soprattutto non chiede nulla né mi chiede di cambiare direzione… E poi guarda come si guarda negli occhi qui. Dritto dritto. Senza esitazione. Senza temere di far intendere qualcosa che non c’è e che non vuoi. Dai, guarda. Guarda come è vero. Guarda come è normale dimenticare la targa negli ascensori capienza 4 persone. Mille e due occhi incrociati e sorrisi e lasciati andare. Che tanto qui rimangono. Qui siamo. Non c’è bisogno di possedere, di esclusive e periferiche subordinazioni coatte senza senso che tanto qui siamo ed è tutto nostro e a portata. E se oggi non c’è ci sarà domani oppure fatti bastare ieri. Qui è una riserva indiana nella riserva indiana sterminata dall’America che compete e corre, distrugge e impone. Ma non qui, appunto. Zona franca creativa e fucking world altrove.

IV. How can go back Home? 

Porto San Francisco con me. Per forza. E la mischio con Roma. Che tanto Roma capisce. Gli altri non esistono. Sono superfluo da togliere via con il fat free. E chissenefrega dei bagagli persi chissà dove. Quello che ho addosso basta per la traversata. Basta ad asciugare le lacrime che voglio rimangano con me. E lascia stare la casa degli Addams, il tram, il ponte, i granchi giganti e quella via tutte curve in discesa che non c’entrano nulla con quello che si respira lì. 9-17 cinque su sette per 340 l’anno prima di aver visto San Francisco è molto diverso da ora. E non c’è neanche Giuliano a casa per poterglielo raccontare. Ora glielo faccio vedere però. Guarda che combino, adesso. Guarda che fortuna, a metà strada, ad aver trovato questo svincolo. E quando dico svincolo dico proprio svincolo. E voi non capite un cazzo. Voi tutti o quasi. Replicanti di replicanti. Domani vendo la macchina. Ah, già, la macchina io già non la ho. Vendo tutto il resto. O quasi.   136539-1690350-thumbnail.jpg

12:31PM

Frammenti #1

Io a 23 anni. I primi passi nel giornalismo. Faccio l'inviato - in quel tempo pensavo ancora che fare l'inviato 230 giorni l'anno, e fare regolarmente 3 voli intercontinentali ravvicinati fosse una gran ficata. Comunque.

Vivo da solo. Monolocale con terrazzo in affitto. Soldi in tasca. Nessun trauma alle spalle. Irina, 25 enne ucraina, viene a fare le pulizie due volte a settimana.

Lavoro di pomeriggio e vivo di notte. Scrivo, nel silenzio assoluto. Scopro l'ora magica che scatta alle 3 e dura fino alle 5 e 30 del mattino. Dove tutto è veramente immobile. E poi quando gli altri si alzano ed entrano nel traffico io dormo.

Dormo d'estate a quattro di bastoni sul letto interamente nudo.

Irina è entrata già da parecchio con la sua copia delle chiavi.

E gira intorno al letto con una scopa in mano per pulire i resti dei miei bivacchi.

Io continuo a dormire e non me ne accorgo nemmeno.